giovedì, 30 ottobre 2008

Quale futuro si prospetta per i giovani creativi? Una curatrice, un attore, un critico d'arte, una esperta di montaggio cinematografico e una giornalista sono i protagonisti del cortometraggio che apre l'incontro su "I giovani e la creatività" del Festival della Creatività di Firenze, giunto alla sua terza edizione.

Tra gli stessi artisti è opinione diffusa che, da Michelangelo ai bohémien, la mancanza di stabilità siano proprie del lavoro creativo. Eppure, suscita qualche riflessione il fatto che in Italia scarseggino le opportunità di lavoro per gli artisti. 


Secondo il drammaturgo fiorentino Stefano Massini, che partecipa al dibattito, i destini della creatività dipendono necessariamente da decisioni di carattere politico. "La creatività si misura rispetto a ciò che sta fuori - continua Massini - ed essere creativi può portare a un disallineamento". Forse che esista una creatività politically correct?
La risposta è presto detta ma, in fondo, non è né nuova né particolarmente preoccupante. La nota blogger Pulsatilla, infatti, è consapevole della storica mancanza di un potere che supporti i giovani creativi: - "Non siamo in sintonia" - afferma. Piuttosto, la scrittrice invita a riflettere sulla precarietà della creatività in termini di facile deperibilità e volatilità dell'opera creativa. Nel suo caso, la scelta del blog come mezzo di espressione non è stata del tutto "libera". Nella società contemporanea, mezzo e sostanza si trasformano così velocemente che si avvia una corsa contro il tempo che vede la creatività affiorare ieri sul blog, oggi su Facebook, domani chissà. Non la precarietà nel mercato del lavoro, quindi, che andrebbe invece sfruttata a proprio vantaggio per alimentare lo spirito creativo, ma la volatilità dell'espressione artistica dovrebbe essere guardata con occhio critico. Il rischio, altrimenti, è di trasferire l'attenzione dall'atto creativo - la scrittura nel caso di Pulsatilla - al personaggio effimero e temporaneo, che viene generato e distrutto ai ritmi noti degli attuali mezzi di comunicazione.

Precarietà connaturata, politica conformista e talenti "a breve scadenza": cosa offrire quindi ai creativi? Le Politiche Giovanili del Comune di Firenze hanno provato a rispondere alla sfida e l'Assessore Daniela Lastri esprime con orgoglio gli sforzi compiuti per creare le condizioni fertili all'espressività artistica giovanile. La Casa della Creatività, con i suoi laboratori e spazi espositivi, ne è un esempio concreto, così come il Concorso per Band Emergenti promosso dal Comune. Forse non saranno la soluzione all'annosa questione del precariato, che sembra anzi dare la linfa vitale ai creativi, ma magari darà, ai giovani talenti, un meritato riconoscimento per aver scelto di seguire la passione e, alle loro produzioni, "tempi di esposizione" più lunghi di quelli che generalmente offre il mercato.

http://www.festivalartecontemporanea.it/news/1195

postato da: Elav85 alle ore 20:22 | Permalink | commenti (3)
Commenti
#1   05 Dicembre 2008 - 17:51
 
Precarietà connaturata, politica conformista, il fenomeno è vecchio di secoli... anche gli artisti ufficiali riuscivano a dire la loro, pensa ad esempio ai desolati paesaggi urbani di Sironi, alla prospettiva "maliziosa" della statua del Nettuno di Bologna oppure alla sinfonia "degli addi" di Haydn.

Un secondo pensiero, scorrelato dal primo e piuttosto provocatorio: non è che la precarietà degli artisti sia diventata qualcosa da ostentare, allo stesso modo in cui i cadetti dell'Accademia Militare vanno fieri della propria uniforme? Tanti poeti e tanti compositori di questo secolo hanno affiancato all'attività creativa un'attività di insegnamento presso scuole, conservatori o università, distaccandosi dalle istituzioni quando, nei periodi bui, il loro sentire discordava da quello del regime. Tuttavia, in tempi meno bui, tante generazioni di studenti sono state educate da persone eccezionali. Ciò non sarebbe potuto accadere se gli artisti in questione avessero deciso di seguire l'arte per l'arte che, come Oscar Wilde paradossalmente affermava, è perfettamente inutile :)

al
utente anonimo

#2   07 Dicembre 2008 - 21:30
 
Beh, come darti torto? Fino a un certo punto però..sono d'accordo quanto parli di ostentatezza della precarietà. E' che oggi non sono certa che stiamo parlando tutti della cosa. Molti ragazzi si lamentano della precarietà del "mondo dell'arte" ma in realtà poi ti rendi conto del fatto che stanno parlando dell'industria del design, della moda, della pubblicità. Quella è arte? Non voglio neanche rispondere.
Che l'arte per l'arte sia perfettamente inutile, che vuol dire? In-utile a uno scopo pratico? Beh, meno male altrimenti, come tentavo di dire sopra, si passa all'arte c.d. "applicata" e neanche quella è più arte, almeno non nel senso in cui la intendo io, ossia un "qualcosa" il cui valore estetico crei un flusso di pensiero critico sul mondo che ti circonda.
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#3   10 Gennaio 2009 - 10:52
 
ma anche tu che non scrivi sul blog da ottobre?! dai, scrivi qualcosina!!!
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Commenti

categoria:arte contemporanea, cultural policy